Metacognizione: cos’è, come funziona e perché è importante per l’ansia

Ti è mai capitato di pensare: “Non riesco a smettere di pensarci” oppure “Se continuo ad analizzare questa situazione, prima o poi troverò una soluzione”?

In questi casi non stai semplicemente pensando a qualcosa, stai riflettendo sul tuo stesso modo di pensare, questa in psicologia viene chiamata metacognizione.

La metacognizione riguarda infatti la capacità di osservare, comprendere e regolare i propri processi mentali, non riguarda ciò che pensiamo, ma ciò che pensiamo del nostro modo di pensare.

Questo concetto è particolarmente importante in psicologia clinica perché alcune convinzioni sul funzionamento della propria mente possono contribuire a mantenere ansia, rimuginio, preoccupazione e altri problemi psicologici.

Che cos’è la metacognizione?

Il termine metacognizione può essere tradotto, in modo semplice, come “pensare sul pensiero”.

Quando pensi:

“Domani ho un esame e devo studiare ancora”

stai utilizzando la cognizione. Quando invece pensi:

“Se sono preoccupato significa che non sono abbastanza preparato”

oppure:

“Se continuo a ripetere mentalmente quello che devo fare, riuscirò a sentirmi più sicuro”

Stai utilizzando una forma di metacognizione, la differenza è quindi tra il contenuto del pensiero e il modo in cui interpretiamo, valutiamo e gestiamo la nostra attività mentale, la metacognizione comprende diversi aspetti, tra cui la conoscenza che abbiamo dei nostri processi mentali e le strategie che utilizziamo per monitorarli e regolarli.

Metacognizione e pensieri: qual è la differenza?

Un errore comune consiste nel considerare il contenuto di un pensiero come l’unica cosa importante.
Immaginiamo, per esempio, che una persona pensi:

“E se avessi una malattia?”

Questo è il contenuto del pensiero, ma possiamo avere una seconda domanda:

“Cosa penso del fatto di avere questo pensiero?”

La persona potrebbe rispondere:

“Il fatto che mi venga in mente significa che potrebbe essere vero.”

Oppure:

“Devo trovare una risposta per essere sicuro che non sia vero.”

Queste sono credenze metacognitive. È proprio questo secondo livello che può diventare particolarmente importante nel mantenimento dell’ansia.

Cosa sono le credenze metacognitive?

Le credenze metacognitive sono convinzioni che riguardano i propri pensieri e il proprio funzionamento mentale. Possono riguardare, per esempio, l’utilità del preoccuparsi, la pericolosità dei pensieri o la capacità di controllarli.
Alcune credenze sono positive, ossia che si concentrano sulla presunta utilità di pensare in un certo modo, ad esempio:

“Preoccuparmi mi aiuta a essere preparato.”

“Se penso a tutti i possibili problemi, posso evitarli.”

“Analizzare attentamente una situazione mi permette di prendere decisioni migliori.”

Altre sono negative:

“Non riesco a controllare i miei pensieri.”

“Se continuo a pensare così finirò per perdere il controllo.”

“Non dovrei avere questi pensieri.”

“La mia mente non si fermerà mai.”

Queste convinzioni possono influenzare il modo in cui una persona reagisce ai propri pensieri.

La metacognizione nell’ansia

La metacognizione è particolarmente rilevante nello studio dei disturbi d’ansia, quando una persona percepisce una possibile minaccia, può iniziare a preoccuparsi. Ma il problema può non essere soltanto la preoccupazione in sé.
La persona potrebbe infatti pensare:

“Devo continuare a pensarci finché non trovo una soluzione.”

Oppure:

“Se smetto di preoccuparmi, potrei abbassare la guardia.”

Il rimuginio viene quindi utilizzato come strategia per cercare di controllare l’incertezza. Nel breve periodo questa strategia può dare una sensazione di maggiore controllo ma nel lungo periodo, però, può mantenere l’attenzione focalizzata sulla minaccia e contribuire alla persistenza dell’ansia.
Si può quindi creare un circolo:

Pensare non è il problema: il problema può essere come reagiamo al pensiero

Tutti abbiamo pensieri strani, negativi, catastrofici o apparentemente assurdi.

Possiamo pensare:

“E se succedesse qualcosa?”

“E se facessi una figuraccia?”

“E se perdessi il controllo?”

“E se questa sensazione significasse qualcosa di grave?”

La comparsa di un pensiero non significa necessariamente che quel pensiero abbia un significato particolare. Il problema può nascere quando interpretiamo la presenza del pensiero come qualcosa che deve essere controllato, analizzato o eliminato.

Per esempio:

“Non devo pensare a questa cosa.”

“Devo capire perché mi è venuto questo pensiero.”

“Devo essere sicuro che non sia vero.”

“Devo controllare quello che sto pensando.”

In questo modo il pensiero diventa il centro dell’attenzione.

Metacognizione e pensieri intrusivi

Un esempio particolarmente chiaro riguarda i pensieri intrusivi. Pensieri indesiderati possono comparire spontaneamente nella mente di tutti, il fatto che una persona abbia pensato qualcosa non significa che desideri farlo, che sia d’accordo con quel pensiero o che esso rappresenti la realtà.
La difficoltà può emergere quando la persona attribuisce al pensiero un significato particolare:

“Se ho avuto questo pensiero, significa che potrei volerlo fare.”

Oppure:

“Se mi è venuto in mente, devo capire perché.”

Il pensiero viene quindi considerato un evento mentale che richiede una risposta, la persona può iniziare a controllare, analizzare, neutralizzare o cercare rassicurazioni e sono proprio queste risposte che possono contribuire a mantenere il problema.

Come sviluppare una maggiore consapevolezza metacognitiva?

Il primo passo consiste nel distinguere tra pensiero e risposta al pensiero. Quando compare un pensiero preoccupante, invece di concentrarsi esclusivamente sul suo contenuto, può essere utile osservare cosa succede successivamente.

Per esempio:

“Ho avuto il pensiero che potrei stare male.”

Cosa faccio dopo? Inizio a cercare informazioni? Controllo il corpo? Chiedo rassicurazioni? Cerco di convincermi che non succederà?
Queste reazioni possono essere più importanti del singolo pensiero iniziale.

La metacognizione può essere allenata?

Sì. Le capacità metacognitive possono essere oggetto di intervento psicologico.
La Terapia Metacognitiva è stata sviluppata proprio con l’obiettivo di modificare i processi cognitivi e attentivi coinvolti nella psicopatologia, il trattamento non si concentra necessariamente sul tentativo di sostituire ogni pensiero negativo con un pensiero positivo. L’obiettivo è piuttosto aiutare la persona a modificare il proprio rapporto con la propria attività mentale. Questo può significare, per esempio, ridurre il rimuginio, modificare le convinzioni sull’utilità della preoccupazione, interrompere strategie di controllo e sviluppare una maggiore flessibilità attentiva.

La metacognizione è la capacità di osservare, comprendere e regolare i propri processi mentali. In parole semplici, significa essere consapevoli non solo di ciò che pensiamo, ma anche di come reagiamo ai nostri pensieri.
La metacognizione può aiutare a riconoscere i propri schemi di pensiero e a comprendere quando si stanno utilizzando strategie poco funzionali, come il rimuginio, la ruminazione o il controllo continuo dei pensieri.
La cognizione riguarda ciò che pensiamo, ricordiamo o apprendiamo. La metacognizione riguarda invece il modo in cui osserviamo e interpretiamo i nostri stessi processi mentali.
Sono convinzioni che riguardano i propri pensieri. Per esempio: “Se continuo a preoccuparmi riuscirò a prevenire i problemi” oppure “Non posso controllare i miei pensieri”.
Sì. Alcune credenze metacognitive e strategie di gestione dei pensieri possono contribuire al mantenimento dell’ansia, soprattutto quando portano a rimuginare, controllare continuamente o cercare rassicurazioni.
Non significa poter scegliere quali pensieri compariranno nella propria mente. Significa soprattutto sviluppare una maggiore consapevolezza di come si reagisce ai pensieri e imparare a non considerarli necessariamente come eventi che devono essere controllati o risolti.
Sì. Alcune capacità metacognitive possono essere sviluppate attraverso specifici interventi psicologici, tra cui la Terapia Metacognitiva.
La Terapia Metacognitiva, sviluppata da Adrian Wells, è un approccio psicoterapeutico che interviene sui processi che mantengono la sofferenza psicologica, come rimuginio, ruminazione, attenzione alla minaccia e alcune convinzioni relative ai propri pensieri.

Il ruolo della Clinica dei Disturbi d’Ansia

Alla Clinica dei Disturbi d’Ansia ci occupiamo proprio di questo: aiutare le persone a comprendere e trasformare la propria ansia attraverso percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale online, condotti da psicologi e psicoterapeuti specializzati.
Ogni percorso è personalizzato in base alla storia e ai bisogni della persona, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti e duraturi per gestire le emozioni e ritrovare serenità.

Se desideri, puoi compilare il questionario sull’ansia per ricevere gratuitamente una prima restituzione personalizzata.
Successivamente, possiamo organizzare un primo colloquio conoscitivo: la seduta sarà a pagamento solo se deciderai di continuare con un secondo incontro, così da poter valutare in tranquillità se il percorso fa al caso tuo.

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Anna Maria Lucarella
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Carmen Labriola
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Ho scoperto questa clinica sui social, ho iniziato il mio percorso da circa 2 mesi e mezzo e mi trovo molto bene. Il dott Di Cugno è gentilissimo e molto paziente. Consiglio vivamente
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Sara Auletta
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Marco Trenno
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Carola Scimone
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Marco Sellitti
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Giovanna Cardone
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Erika Gallo
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Annalisa Caruso
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